giovedì 29 aprile 2010

Intervento di Beppe Grillo all'assemblea degli azionisti Telecom del 29/04/2010



Eccovi il declino della più grande azienda italiana delle telecomunicazioni. Grillo non ha parlato di TIM, dell'immenso patrimonio immobiliare di Telecom, dei cervelli in fuga all'estero perché incapaci di galleggiare in un'azienda con tanti dirigenti non si sa verso quali mete. Forse non ce n'era bisogno. Con la consueta efficacia il comico ragioniere ligure ha evidenziato ancora una volta l'assenza di progettualità, di una visione d'insieme e di senso dello stato nella cosiddetta classe dirigente italiana; contano solo i particolarismi, i tatticismi sterili, il tornaconto personale e la conquista del potere. Purtroppo questi non sono mali esclusivamente italiani, la questione greca degli ultimi giorni ne è la prova. Cosa lasceremo alle nuove generazioni ? Attenti quarantenni (soprattutto quelli che hanno messo al mondo dei figli) che se non ci diamo una mossa sarà anche nostra la responsabilità del disastro.

martedì 27 aprile 2010

La posta elettronica certificata del cittadino



Una guida di Civile.it di Valentino Spataro sulla PEC del cittadino con Ernesto Belisario. Assolutamente da non perdere. Un ringraziamento a Valentino ed Ernesto per la chiarezza e la completezza dell'esposizione.


lunedì 26 aprile 2010

When Copyright Goes Bad

martedì 13 aprile 2010

Non commenterò la sentenza Google. Eccovi uno spunto di riflessione ed una proposta.

good day sunshineImage by eye of einstein via Flickr

Non commenterò la sentenza Google, non vi parlerò quindi della condivisibilità o meno delle argomentazioni giuridiche elaborate da chi l'ha redatta, né tantomeno dei possibili scenari futuri. Molto è stato scritto, troppo sarà scritto ancora. 
Tuttavia è possibile trarre dalla vicenda uno spunto di riflessione sul tema dei termini di servizio e delle informative in rete. Salvo qualche rarissimo caso, contratti, termini di servizio ed informative, si contraddistinguono per prolissità, incomprensibilità e talvolta anche scarsa riconoscibilità. Paradossalmente, nel fenomeno Internet, caratterizzato dalla velocità, dall'accessibilità e dalla facilità d'uso ritroviamo queste vere e proprie zone grigie che rappresentano, dal punto di vista dell'utente medio, un vero e proprio salto nel vuoto. 
Quanti di voi hanno letto dalla prima all'ultima riga le condizioni di servizio e le informative sulla privacy prima di registrarsi in un social network ? Oppure, quanti di voi hanno mai letto integralmente le licenze d'uso di cui viene chiesta l'accettazione prima dell'acquisto di un file MP3 ovvero di un libro elettronico ? Generalmente la gratuità dei servizi ed il costo limitato dei prodotti acquistati in rete sono causa dell'abbassamento delle difese dell'utente medio che conduce ad una accettazione acritica di condizioni la cui vessatorietà ed il cui contenuto richiederebbero senz'altro una più approfondita riflessione. 
Lungi da me l'idea di vedere Internet ed i servizi e prodotti ad essa associati come un problema, anzi tutt'altro. Tuttavia non si può fare a meno di osservare che l'utente medio oggi ha bisogno di tutela. Per carità, non auspico un intervento legislativo, dal quale - per un problema soprattutto di natura culturale e generazionale - non ci sarebbe da aspettarsi nulla di buono; gli istituti presenti nel nostro ordinamento giuridico sono inoltre già sufficienti a regolare ciò che accade su Internet. 
Penso invece a una buona pratica nella redazione delle condizioni di servizio e delle informative che gli operatori in buona fede potrebbero introdurre. Quindi contratti ed informative sintetiche, le cui condizioni siano facilmente riconoscibili anche graficamente sia dall'utente che dalla macchina, e soprattutto uniformi. 
Quando visita un sito sotto una licenza Creative Commons, anche una persona poco o per niente esperta di diritto d'autore può agevolmente comprendere, attraverso la grafica dell'icona assegnata al tipo di licenza scelta dall'autore, quali siano le condizioni d'uso dei contenuti immessi in rete; le licenze sono pubblicate nella versione sintetica e nella versione più elaborata e possono essere riconosciute dalla macchina. E dire che la materia del diritto d'autore è una delle più complicate in assoluto, senz'altro più complessa di una banale compravendita. 
Ebbene, se i più importanti operatori e i fornitori di servizi cominciassero a lavorare a modelli e pratiche contrattuali eque, uniformi ed accessibili, nonché a tipologie di informative facilmente riconoscibili (anche graficamente attraverso simboli univoci) e gradate in funzione del trattamento che si intende fare dei dati personali dell'utente, fornirebbero un importante servizio ai cittadini digitali ma soprattutto a se stessi: le buone pratiche rappresentano a mio avviso il miglior deterrente contro lo spettro di interventi legislativi dannosi e liberticidi.

lunedì 12 aprile 2010

Pubblicata la sentenza del processo Google. T.Milano Sentenza 1972/10 del 12/04/2010

La scaricate dal sito dell'Espresso . Sono 111 pagine in formato pdf. Buona lettura.

You’re not a pirate, are ye?

Sugli effetti del Digital Economy Act e delle politiche sbagliate di lotta alla pirateria. Ci domandiamo se l'invio di lettere minatorie con richieste di risarcimento danni per presunte violazioni di copyright inviate da studi legali ad ignari utenti Internet, il controllo del traffico di dati per l'individuazione del numero IP dei pirati con conseguente immolazione della privacy sull'altare degli interessi economici dei detentori dei diritti di sfuttamento delle opere, l'uso dei DRM come veri e propri virus informatici, non rappresentino una strategia suicida per gli stessi soggetti che la propugnano nonchè deleteria per la cultura digitale e non solo. Una pirateria destinata a finire underground trascinerà sotto terra anche quello che c'è di nuovo e di bello nelle nuove forme di espressione digitale ? Questa politica normativa pone al centro i contenuti oppure esclusivamente gli interessi economici di chi li sfrutta ? Con quali risultati ?

L'articolo, pubblicato nell'inserto " Media " del Guardian, l'unico quotidiano inglese ad aver riservato all'approvazione del Digital Economy Act un'ampia copertura, descrive il fenomeno delle lettere minatorie ricevute da numerosi utenti che con le volazioni nulla avevano a che fare. E se consideriamo che un avvocato medio in Inghilterra può costare anche più di 300 sterline l'ora ....... Abusi ? ..........lascio a voi ogni considerazione.


You’re not a pirate, are ye?

Media
12 Apr 2010

Gill Murdoch and her husband, Ken MacKinnon, were surprised when a threatening lawyer’s letter came through the door of their Inverness home. It demanded that they pay Â�500 immediately because they had allegedly made available a copy of a computer game...read more...

venerdì 9 aprile 2010

Ecco il Digital Economy Bill inglese, legge bipartizan approvata in zona Cesarini. Provocherà un effetto boomerang ?

Rally in Stockholm, Sweden, in support of file...Image via Wikipedia
Il Digital Economy Bill è stato approvato in zona Cesarini, con una maggioranza sostanzialmente bipartizan, nell'ultimo giorno utile prima dello scioglimento del Parlamento britannico che precede di un mese le elezioni politiche che si terranno il prossimo 6 di maggio. A giudicare dalle prime reazioni in rete, il #DEBILL (questo è il tag coniato da EFF per i post su twitter) sarà argomento di campagna elettorale e potrà provocare un effetto boomerang sui due principali partiti distanziati - secondo gli ultimi sondaggi - di pochi punti percentuali, con un Partito Pirata britannico che probabilmente parteciperà alla tornata elettorale e che ovviamente approfitterà dell'ondata emotiva e di sfiducia diffusa per la politica che affligge anche il Regno Unito, dove l'astensionismo è alto e si moltiplicano negli ultimi giorni gli appelli al voto e le campagne per la registrazione degli aventi diritto.

Da una prima lettura del testo scaricabile dal sito del Parlamento, non ancora aggiornato con gli ultimi emendamenti, la prima inaspettata impressione è che gli inglesi possono scrivere una legge peggio di noi italiani. Ar peggio nun c'è mai fine - direbbe un vecchio saggio della Roma papalina - ma sarà probabilmente colpa della fretta.

Ecco i punti salienti della parte del Bill che a noi maggiormente interessa e cioè quella riguardante il file sharing :

- a seguito della rilevazione di una violazione del copyright attraverso un download illegale, i titolari dei diritti di sfruttamento delle opere potranno inviare agli Internet Service Providers (ISPs) un copyright infringment report con la prova dello scaricamento illecito e cioè, presumibilmente, il numero IP dell'utente e l'indicazione del file pirata; l'ISP a sua volta dovrà, entro un mese dalla segnalazione, notificare al proprio utente la denuncia del copyright holder comunicando prova a fondamento della stessa nonchè informazioni legali e circa la possibilità di appellare; questo significa che i titolari dei diritti di sfruttamento commerciale delle opere, ovvero le potenti associazioni che li rappresentano, potranno legalmente monitorare, autonomamente e senza l'autorizzazione di un Giudice, le reti telematiche per intercettare il numero IP dei pirati o presunti tali;
- gli ISP, su richiesta dei copyright holders, dovranno fornire una copyright infringment list che è un elenco che riporterà le violazioni da parte di ogni singolo utente, senza doverne tuttavia rilevare il nome;
- a seguito di un numero di violazioni che sarà precisato da un regolamento approvato dalla OFCOM (la locale autorità per le comunicazioni) sono previste delle sanzioni graduali che vanno dalla limitazione della velocità di downloading al blocco di siti fino alla sospensione degli account degli utenti o altri limiti non meglio precisati alla fornitura del servizio di connettività agli utenti ; sembra (ma non mi è chiaro) che tali sanzioni e le modalità tecniche per la loro attuazione dovranno essere preventivamente approvate dal Parlamento;
- un codice approvato dalla OFCOM dovrà regolamentare le procedure di appello da parte dell'utente incolpato;
- gli ISP che si rifiuteranno di rendere effettive le misure tecniche nei confronti dei propri utenti saranno passibili di una sanzione pecuniaria fino a 250.000 sterline.

Una legge quindi che segue il solco segnato dalla cd. Hadopi francese che prevede la disconnessione come misura per contrastare il file-sharing di contenuti protetti dal diritto d'autore e che sferra un duro colpo alla privacy degli utenti, nella nazione che dopo l'11 di settembre 2001 ha coperto quasi ogni strada con le invadenti CCTV e che evidentemente non considera più la privacy dei propri cittadini come un valore sacro da tutelare.

E' certo infine che le fantastiche connessioni wireless pubbliche e gratuite disponibili nei bar e nei locali di Londra, che tutti noi sognamo un giorno di avere anche in Italia, sono a rischio; allo stesso modo le reti private senza protezione rappresenteranno un grave pericolo per gli utenti, oltre che per la propria personale sicurezza informatica, anche per le potenziali responsabilità derivanti da questa legge.

U.K. lawmakers pass anti-digital piracy bill (International Herald Tribune, 09 apr 2010, Page 16)


U.K. lawmakers pass anti-digital piracy bill
BY ERIC PFANNER
International Herald Tribune
09 apr 2010

The British Parliament on Thursday approved plans to crack down on digital media piracy by authorizing the suspension of repeat offenders’ Internet connections. Following the House of Commons late Wednesday, the House of Lords on Thursday approved the...Leggete ancora di piu'...

Internet provider defies digital bill (The Guardian, 09 Apr 2010, Page 7)


Internet provider defies digital bill
Charles Arthur Technology editor
The Guardian
09 Apr 2010

One of the UK’s three biggest internet service providers has vowed not to co-operate with measures to combat file-sharing set out in the government’s controversial digital economy bill, expected to receive royal assent within days. TalkTalk, with more...read more...

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